Tendinite VS tendinopatia

Uno degli incidenti di percorso che molto spesso gli amanti dello sport si trovano ad affrontare è l’insorgenza dei dolori tendinei. In questo articolo sfateremo il mito della tendinite per avere una comprensione migliore del problema e delle sue possibili soluzioni.

Il tendine è una struttura che assolve alla funzione di trasmettere le forza generate dai muscoli alle ossa. I tendini sono costituiti al 75% di collegene, una proteina molto presente nel nostro organismo. Le fibre di collegene sono disposte in parallelo per evitare che le forze generate dal muscolo si disperdano.

In passato si credeva che quando il tendine faceva male era sempre a causa dell’infiammazione presenta ma oggi sappiamo che non è cosi. Molto spesso, specie nei casi di cronicizzazione del disturbo il dolore può persistere sebbene non ci siano più i segni classici dell’infiammazione. Per questa ragione negli ultimi anni si utilizza di più il termine tendinopatia che sta a significare una condizione di sofferenza del tendine non necessariamente legata all’infiammazione.

La teoria più accreditata al momento per la gestione di questi problemi è la teoria del Continuum Model ed è la teoria su cui si basa il Percorso Riabilitativo Specialistico di Medben per le tendinopatie.

Quando un tendine riceve un carico di lavoro ottimale questo reagisce con delle modificazioni ottimali. Quindi se il carico di lavoro protratto nel tempo è idoneo per quel tendine avremo incremento della capacità di quel tendine di lavorare.

È tutto un problema di carico

Se il carico di lavoro è eccessivo si innesca una reazione che porta all’alterazione del tendine.

Desidero farti degli esempi concreti per aiutarti a comprendere meglio questo concetto. Mi viene in mente un paziente che gioca 2 volte a settimana a paddle e riesce a giocare senza alcun problema e per questo decide di iscriversi ad un torneo con gli amici e inizia a giocare 4 volte la settimana compresi allenamenti e partite.

Il suo carico di lavoro è raddoppiato ma il suo tendine potrebbe non esser pronto a quel carico.

Questo stimolo potrebbe innescare il processo che porta alla tendinopatia e da li a pochi giorni svilupparsi un’epicondilite ovvero una tendinopatia dei tendini estensori della mano nota anche come gomito del tennista.

Un altro caso clinico potrebbe essere un paziente che è abituato a correre su superfici pianeggianti e decide di andare a fare una corsa su un percorso che presenta molte salite. Ciò provoca un livello di tensione differente da quello a cui il paziente è abituato e da li a pochi giorni i sintomi di una tendinopatia achillea potrebbero presentarsi.

Infine un altro caso potrebbe essere quello di una persona sana che decide di ridipingere le pareti del suo appartamento. Non è sicuramente abituato a tenere il pennello  e lavorare per diverse ore e questo fa insorgere, di li a poco la sintomatologia.

il razionale del percorso riabilitativo specialistico di medben

Questi esempi servono a farti capire che se soffri di qualche forma di tendinopatia, esplorando le attività che hai compiuto nei giorni precedenti l’esordio, ci sarà stata sicuramente qualche attività che non eri preparato ad affrontare.

Cosa fare in queste situazioni?

Nel nostro Percorso Riabilitativo Specialistico diciamo che la cosa peggiore è smettere totalmente di fare attività.

Gli studi scientifici ci dicono infatti che la sospensione del carico potrebbe indurre alterazioni che possono diminuire ulteriormente la capacità del tendine si sopportare il carico.

L’elemento fondamentale, da questo punto di vista è il ridare un carico progressivo al tendine.

Quindi il nostro intervento riabilitativo inizia frequentemente con delle contrazioni isometriche ad un livello di fastidio che il paziente giudica come tollerabile.

La contrazione isometrica, ovvero senza movimento, ha sia una funzione antalgica che di iniziale carico del tendine. La contrazione deve essere mantenuta per almeno 50 secondi e ripetuta diverse volte. Alla fine dell’esercizio il paziente percepirà meno dolore.

Successivamente la riabilitazione proseguirà con carichi incrementali nel rispetto della regola che il dolore può essere presente durante l’esercizio ma non deve peggiorare. Questo concetto costituisce un cambio di paradigma rispetto a quella che era la riabilitazione che svolgevamo fino a qualche anno fa. In passato, infatti, non si eseguivano esercizi che potevano comportare dolore perché si credeva che il dolore era espressione del fatto che il tendine si stava rompendo. In questo modo non si fornivano sollecitazioni idonee al recupero. Oggi invece sappiamo che il dolore non significa necessariamente che sta avvenendo un danno ma può significare che siamo alla giusta soglia di sollecitazione delle strutture.

Il paziente dovrà eseguire gli esercizi assegnati dal terapista che valuterà la corretta esecuzione e il giusto livello d’intensità.

Nel nostro Percorso Riabilitativo Specialistico, al bisogno, associamo all’esercizio terapeutico  delle energie fisiche a scopo antalgico e eventualmente antinfiammatorio. Abbiamo già detto che l’infiammazione non è la causa del sintomo ma in alcuni pazienti l’aggiunta di queste forme di terapia ci fornisce un ulteriore aiuto.

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