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capsulite adesiva

Per diversi giorni hai avuto dolore alla spalla e poi il dolore si è risolto almeno in parte  lasciandoti bloccato praticamente in tutti i movimenti?  Da questi elementi sembrerebbe che tu soffra di capulite adesiva o spalla congelata o spalla rigida che dir si voglia. Vediamo di cosa si tratta e come puoi fare per ritrovare il benessere.

La spalla è l’articolazione più complessa e più mobile del nostro organismo. Diverse sono le strutture anatomiche che la compongono ma, ai fini di comprendere la capsulite adesiva (caspulite adesiva, spalla congelata o spalla rigida possono essere utilizzati come sinonimi), è sufficiente sapere che la scapola e l’omero, le due ossa che principali della spalla sono tenute insieme dalla capsula articolare sono unite da strutture capsulari e legamentose. Queste strutture devono avere la giusta lunghezza per consentire il movimento e per limitarlo a fine arco. Nella capsule è come se queste strutture perdessero la loro fisiologica lunghezza impedendo quindi il movimento.

tipi di capsulite

Ora che hai compreso in senso generale di cosa si tratta andiamo più nello specifico.

La capsulite affligge dal 2 al 5% della popolazione. Sono più colpite le donne tra i 40 e i 60 anni d’età. Le evidenze scientifiche ci dicono che è spesso associata a diabete, i pazienti che soffrono di questa patologia hanno 5 volte più probabilità di soffrire di capsulite adesiva o a ipotiroidismo (se soffri di questa patologia prenderai farmaci che integrano la scarsa funzionalità tiroidea). Nel 52% dei casi può associarsi anche alla Malattia di Dupuytren.

Dobbiamo differenziare 2 differenti tipi di capsule adesiva:

-Primaria: è quella capsulite adesiva che si instaura senza una ragione specifica e che è correlata, come abbiamo visto, a altre patologie.

-Secondaria: è quella capsulite che si instaura a seguito di un trauma o di una lunga immobilità. A questa categoria possiamo annettere anche le rigidità che spesso si instaurano dopo un intervento chirurgico di spalla. L’intervento chirurgico può essere visto come una condizione traumatica per la spalla solitamente è seguito da una condizioni d’immobilità quindi sono presenti tutti i fattori di rischio per l’instaurarsi di un processo capsulitico secondario.

fasi della capsulite

Clinicamente riconosciamo 3 differenti fasi della capsulite:

1-Fase dolorosa

2-Fase di rigidità o fase di congelamento

3-Fase di recupero

La diagnosi della capsulite adesiva è principalmente clinica ma talvolta si possono prescrivere delle indagini come la radiografia o la risonanza magnetica per escludere altre patologie. 

La diagnosi della capsulite adesiva è principalmente clinica ma talvolta si possono prescrivere delle indagini come la radiografia o la risonanza magnetica per escludere altre patologie. 

La prima fase o fase di congelamento è caratterizzata da dolore e da un incremento della rigidità e può durare da due a nove mesi. Il dolore esordisce spesso di notte e può impedire di dormire sul lato affetto. Il dolore è sicuramente il sintomo dominante di questa fase mentre la rigidità si instaura progressivamente. La perdita del movimento di rotazione esterna è solitamente la prima limitazione apprezzabile. Per utilizzare una metafora in questa fase è come se il tessuto di cui è costituita la capsula articolare andasse incontro ad un processo di “infeltrimento” a causa dell’infiammazione presente. Questo porterà allo sviluppo dei sintomi della seconda fase.

La seconda fase, quella in cui la spalla si definisce congelata, va dal quarto al dodicesimo mese. Il dolore in questa fase non è più dominante perché in questa fase la dominate principale è la rigidità.

La terza fase è quella di recupero che può necessitare dai 5 ai 26 mesi. Questa fase è caratterizzata da recupero progressivo dei movimenti.

Queste tre fasi sono quelle che storicamente si utilizzavano per classificare la capsulite adesiva. Attualmente le cose si sono semplificate perché la capsulite adesiva è stata suddivisa in 2 semplici fasi in base ai sintomi:

1-Fase a dominanza di dolore

2-Fase a dominanza di rigidità

cosa puoi fare per ritrovare il benessere

Nella fase iniziale è opportuno mantenere il più possibile il movimento con leggeri esercizi che non evochino il dolore. Prendere degli farmaci antidolorifici/antinfiammatori può essere utile a gestire al meglio la sintomatologia.

Sebbene questi semplici suggerimenti possano essere d’aiuto è sempre bene rivolgersi a degli specialisti per valutare il problema. Come hai visto la spalla congelata è una patologia molto lunga e realizzare un intervento mirato può ridurre in maniera importante il tempo di guarigione.

Il trattamento rieducativo richiede esercizi mirati a stirare le porzioni di capsula che sono andati incontro ad un processo di retrazione e ispessimento. Questi trattamenti si eseguono nel rispetto del dolore massimo tollerato dal paziente.

Oltre al trattamento manuale il fisioterapista assegnerà anche degli esercizi da eseguire a casa. Questi hanno un ruolo chiave nella riduzione dei tempi necessari al recupero. Gli esercizi che chiediamo di fare al paziente devono essere ripetuti più volte durante la giornata  (normalmente fino a 6 volte al giorno) per una durata variabile dai 5 ai 10 minuti.

L’errore che più spesso si può commettere nel riabilitare una spalla congelata è il non recuperare i gradi più estremi. I pazienti hanno un buon range di movimento e non hanno più dolore quindi tendono ad accontentarsi del risultato. Questo può portare ad un movimento alterato con compensi che a lungo andare possono portare a dolori dovuti ad un movimento alterato. Fortunatamente questo richiede una frequenza d’intervento meno pressante per il paziente che incontra il fisioterapista una volta alla settimana o ogni due settimane. Il nostro Percorso Riabilitativo Specialistico, eseguito in linea con le più autorevoli ricerche scientifiche, riesce a dare risultati più che soddisfacenti in oltre il 90% dei casi.

Per i pazienti che non rispondono al trattamento si può prendere in considerazione un trattamento cruento della spalla. Esistono diverse modalità d’approccio:

1-Sblocco della spalla in anestesia che può essere generale o locale mediante una puntura fatta alla base del collo (Blocco interscalenico). Questa procedura va a forzare le eventuali aderenze e accorciamenti tessutali per recuperare il movimento. Ovviamente questo genererà delle lesioni nei tessuti capsulari che si ripareranno nei giorni successivi. L’intervento riabilitativo inizierà dal giorno successivo allo sblocco per evitare che la cicatrizzazione della lesione avvenga nuovamente in accorciamento.

2-Distensione capsulare. È una pratica in cui il medico inocula all’interno della capsula articolare del liquido al fine di distendere la capsula. Possiamo dire che sia come uno stretching capsulare che avviene dall’interno dell’articolazione. Ovviamente a fine procedura il liquido verrà rimosso. Ancora una volta, una volta eseguita la procedura, sarà necessario un intervento riabilitativo intenso finalizzato alla stabilizzazione dei risultati ottenuti.

3-Capsulectomia. Questa tecnica consiste in un vero e proprio intervento chirurgico eseguito con tecnica artroscopica (tecnica che prevede l’accesso mediante tre piccoli fori) e in cui l’ortopedico va a incidere le porzioni di capsula accorciate al fine di ridare un movimento di ampiezza corretta. Questa tecnica è superiore allo sblocco in narcosi perché consente al chirurgo di visionare alcune parti dell’articolazione e di liberare da ogni aderenza. Ancora una volta, successivamente a questo intervento, sarà necessario un intervento intensivo riabilitazione per evitare che la guarigione dei tessuti consenta un corretto spazio di movimento.

Come hai imparato la capsulite è una patologia insidiosa che può essere risolta  con un approccio specialistico mirato.

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